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La parola di Don Andrea

Domenica 27 maggio 2020

Domenica 10 maggio 2020

Domenica 3 maggio 2020

Domenica 26 aprile 2020

Domenica 19 aprile 2020

La pagina del vangelo di Giovanni che leggiamo in questa seconda domenica di Pasqua ci racconta prima di tutto la gioia dei discepoli. Quella mattina, la scoperta del sepolcro vuoto li aveva lasciati senza parole. La sera stessa Gesù risorto si presenta improvvisamente in casa. Cosa succede? Essi capiscono che è Gesù, perché prende la parola e li saluta con il saluto di pace. Possiamo immaginare la reazione dei discepoli con l’aiuto del dipinto di Caravaggio, e leggere in quelle fronti corrugate un grande sbalordimento. Ma, ritornando alle parole dell’evangelista, arriva finalmente la gioia ad allargare i cuori: quando Gesù mostra le mani e il costato. Sono ferite che ora non fanno più male, ma che sono ancora lì, ferite di un guerriero che ha combattuto per arrivare fino in fondo a spendere la sua vita, ad amare i suoi fino a consumarsi. La fonte della gioia, insomma, più che la potenza della vita che risuscita, è la forza dell’amore che non muore. 

A questo primo appuntamento con il Risorto mancava però l’apostolo Tommaso, che non crede agli amici quando lo aggiornano sul fatto. Ma Gesù si ripresenta la domenica successiva e rimprovera a Tommaso la sua incredulità, invitandolo non solo a guardare ma anche a toccare. Ora qui la lezione di Caravaggio si discosta dal vangelo: il Gesù del dipinto prende la mano dell’apostolo e la guida fino ad infilarsi dentro il costato trafitto. Un contatto che non ci fu. Licenza per licenza, anch’io voglio vedere a modo mio. Vedo negli occhi spalancati di Tommaso uno sguardo fisso che passa oltre e si perde nel vuoto. Lo sguardo di chi non vede niente perché è cieco. Perché chi non crede, non vede. Chi non ha fede, rimane cieco. Non riconosce, non si affida, non esce da se stesso, non ama.

Caravaggio, L’incredulità di san Tommaso, 1600 – 1601, Bildergalerie, Potsdam


Domenica 12 aprile 2020


Sabato 11 aprile 2020


Venerdì 10 aprile 2020


Giovedì 9 aprile 2020


Mercoledì 8 aprile 2020


Martedì 7 aprile 2020

Ciao, un semplice spunto per il Martedi Santo.
Don Andrea


Domenica 5 aprile 2020 – Domenica delle Palme

“Ma non si può rimandare la Settimana Santa?” No. Non si può. Eventi culturali, sportivi, feste di paese possono essere riposizionate altrove nel calendario. Il tempo della liturgia è altra cosa. Pur essendo un tempo organizzato a misura d’uomo, si avvicina di più ai cicli della natura, i quali accadono sereni e inesorabili. Il sole si leva ogni mattina, la luna segue il suo corso, facendo avanzare le stagioni, ignare di ciò che agita i cuori degli uomini. Allora la Domenica delle Palme arriva ad aprire la Settimana Santa. Anche se non siamo pronti a fare festa, è festa ugualmente. Ma festa non è, se non si fafesta. Continueremo a fare…diverso, a fare in casa. Esercitare il sacerdozio comune di tutti i fedeli, ricevuto con il battesimo, prima di tutto, con la preghiera personale, che può esprimersi con un po’ di rosario e/o i salmi di lodi e vespri (facilmente reperibili, ad es. su www.chiesacattolica.it). Poi il momento del pasto comune. E’ comunque sempre una liturgia per la famiglia, un’assemblea nella quale la comunità familiare è convocata. Sulla tavola di questi giorni speciali possiamo far comparire o scomparire certi cibi, per educare grandi e piccoli senza bisogno di tante parole. Se vogliamo e possiamo, visto che il tempo quest’anno c’è, possiamo realizzare in modalità pasquale quello che a Natale è il presepe. Il sepolcro vuoto, senza Gesù, al posto della grotta con Gesù. Poi, vangelo in mano, aggiungere il resto. La neve no. Quella no.

don Andrea


Domenica 29 marzo 2020

Anche questa domenica rispondiamo alla convocazione del giorno del Signore ciascuno da casa propria. Ascoltando le pagine di vangelo di questo itinerario di Quaresima, abbiamo scoperto pian piano che Gesù è “acqua viva” e “luce”. In questa quinta domenica incontriamo Gesù “risurrezione e vita”, perché egli è capace di richiamare tra i viventi uno che era morto stecchito già da quattro giorni. Detta così, sembra facile e veloce. Ma che fatica! Che fatica arrivare finalmente al “Lazzaro, vieni fuori!” Ci vogliono appunto quattro giorni: Gesù è raggiunto e informato, non parte, aspetta, discute, va’, incontra, si mostra, rassicura, piange, si arrabbia, grida a gran voce…. E’ la complessità della vita. Il Signore, e la fede che ci lega a lui, sono dentro alla complessità della vita, che non è un giocattolo costruito dalle le nostre mani, ma un Mistero che ci avvolge.
La preghiera delle donne del vangelo ci istruisce sulla fede in Gesù in questa complessità. La loro preghiera non “prega”, ma suggerisce discretamente. “Signore, ecco colui che ami è malato”, fanno sapere le sorelle di Lazzaro. “Non hanno vino”, dice Maria a Gesù alle nozze di Cana. Esse cioè presentano una situazione, in cui Gesù può essere di aiuto, senza chiedere espressamente di fare alcunché. Pregare: raccontare, presentare, presentarsi.
E non dimentichiamo: né a Cana né qui a Betània Gesù si lascia (com)muovere dal suggerimento. “Le opere di Gesù hanno la loro ora” (Bultman)
Concludo. Verrà un giorno l’ora per noi di venire fuori. Gesù dice a Lazzaro “Torna vivo!” , ma tu intendi bene “Torna uomo!”. Vita fisica come segno di vita piena, eterna. Vita significa essere liberi, di muoversi, di andare e di fare? Sì, ma solo se vuol dire liberi di amare.

Don Andrea

A disposizione questa settimana anche il sussidio e un commento:


Mercoledì 25 marzo 2020

25 marzo. 
Solennità dell’Annunciazione dell’Angelo a Maria. 
A questo grande mistero è consacrata la nostra comunità parrocchiale di Montecavolo.
Rivediamo finalmente Don Andrea per un saluto in questa giornata così importante, che storicamente è sempre stata per la nostra comunità il vero giorno di Sagra.


Domenica 22 marzo 2020

“In quel tempo, Gesù passando vide un uomo cieco dalla nascita, […] sputò per terra, fece del fango con la saliva, spalmò il fango sugli occhi del cieco e gli disse: «Va’ a lavarti nella piscina di Sìloe», che significa Inviato. Quegli andò, si lavò e tornò che ci vedeva”

dal Vangelo secondo Giovanni

Ci sono tante cose che non vediamo, Signore Gesù, con i nostri occhi umani. Non vediamo il virus, non vediamo più la nostra vita di prima, non vediamo più persone che ci hanno lasciato, non vediamo la fine di questa minaccia. Non vediamo il senso. Leggendo di quando hai aperto gli occhi al cieco nato, io voglio credere a te, che hai detto “io sono la luce del mondo”. E pur ad occhi chiusi, voglio vedere il trionfo della luce sulle tenebre. E come in questi giorni i frequenti lavaggi delle mani aiutano a stare in salute, così vorrei essere immerso e lavato in quella piscina di Siloe, e saltar fuori persona nuova. E credere di più nel bagno che mi ha fatto nascere a vita nuova con te, inviato a noi per rimanere con noi sempre.Dal Vangelo secondo Giovanni

don Andrea


Domenica 15 marzo 2020

Salute a tutti!
Due pensieri sul vangelo di questa domenica. 

Troviamo Gesù assetato presso un pozzo, ad offrirsi come sorgente di vita piena alla donna venuta solo per l’acqua di quel giorno.
Mi è venuta in mente questa bella pagina del romanzo “Il Piccolo Principe”:“Buongiorno”, disse il piccolo principe.
“Buongiorno”, disse il mercante.
Era un mercante di pillole perfezionate che calmavano la sete. Se ne inghiottiva una alla settimana e non si sentiva più il bisogno di bere. “perché vendi questa roba?” disse il piccolo principe.
“E’ una grossa economia di tempo”, disse il mercante. “Gli esperti hanno fatto i calcoli. Si risparmiano cinquantatré minuti alla settimana”.
“E che cosa se ne fa di questi cinquantatré minuti?”
“Se ne fa quel che si vuole…”
“Io”, disse il piccolo principe, “se avessi cinquantatré minuti da spendere, camminerei adagio adagio verso una fontana…”

(A. De Saint-Exupéry, Il Piccolo Principe, Milano 1995, 101.)

Secondo pensiero.

Le campane non le abbiamo staccate e le lasciamo suonare. Ci chiameranno per la messa che non c’è, ma che possiamo ricordare e desiderare, nell’attesa che ci sia. Adorare Dio in spirito e verità, dice Gesù alla donna al pozzo in Samaria. In questi giorni sarà per forza questo il nostro modo di adorare, perché non possiamo radunarci in chiesa, “né su questo monte né a Gerusalemme”. In spirito…: senza il corpo, cioè senza i fratelli, con cui siamo un’ organismo vivente, visibile nell’assemblea festiva. Liberi, come lo spirito, il vento che soffia ovunque. Liberi, forse un po’ troppo, e quindi soli. Ma qui sta il …e verità: il Signore mi da appuntamento sempre personalmente, solo a me, a me solo, anche se ci sono con me tutti gli altri. Egli mi chiama con il mio nome e mendica la risposta d’amore. La vita allora, non più mescolata nella folla, diventa mia, vera e originale. 

A presto
don Andrea

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